Come in Grey’s Anatomy – Vita da strega.

Venerdì scorso c’è la stata la festa per la specializzazione della mia amica Lucia. Sono completamente priva di nozioni riguardo la carriera medica; mi sono resa conto di quanto stesse succedendo perchè ho visto una puntata di Grey’s Anatomy in cui facevano degli esami nelle camere di un hotel (mah?) e di lì, se venivano promossi, finivano di essere specializzandi e diventavano dottori. PENSO sia successa la stessa cosa a lei, mi correggerà se sbaglio.

La festa si sarebbe tenuta in una cornice bellissima (il giardino del Palazzo Schifanoia, per chi è di Ferrara) e anche un pò artistica; ho pensato di spianare il mio cilindro.

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I cappelli mi piacciono moltissimo ma mi sento molto in imbarazzo a pensare di metterli perchè così particolari non li porta nessuno; adesso tutte portano quello con la tesa larga, il laccetto come decoro e la cupola tonda. A mettere quello che mettono tutti, però, non c’è nessun merito.

Ho gettato il cuore oltre l’ostacolo e mi sono buttata.

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Il vestito è quello che ho messo per andare al Renfe e che ha riscosso tanto successo (l’avevo postato sulla mia pagina, se vi ricordate).

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Anche venerdì sera ho messo lo stesso giubbino appoggiato solo sulle spalle per via del caldo e sono scesa ad aspettare il taxi. Mi sentivo una diva.

Sono arrivata alla festa da sola, mio marito e i miei amici sono arrivati tutti dopo e ho visto gli occhi degli altri invitati su di me e pure qualche spippolamento. Ho fatto ovviamente finta di niente ma tremavo. Avevo osato troppo con quel cappello? Però non mi andava di arrendermi e toglierlo. A un certo punto ho detto: ma sai che c’è? Ma chissenefrega?

La festa è durata poco, purtroppo, perchè siamo arrivati tardi. Siamo andati a mangiare qualcosa insieme e poi è arrivato il bello: tornare a casa. Chiamare un altro taxi? No, molto più divertente tornare con mio marito sul portapacchi della sua bici.

Quando siamo partiti, mi sono vista riflessa in una vetrina semi illuminata e sembravo esattamente Samantha di Vita da Strega:

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stessa posa, cappello……

La bici, con tutto quel peso, aveva il copertone spalmato a terra e sbandavamo di continuo. Ci scappava da ridere da matti, però. Tutto abbastanza bene fino al rettilineo di pista ciclabile finale prima di casa. Si vede che la bici ha sbandato più del dovuto e un tacco è finito in mezzo ai raggi. La scarpa è rimasta attaccata come se qualcuno l’avesse lanciata alla maniera di un tiratore di coltelli. Giù a ridere di nuovo, nonostante il parafango tutto da rimettere in forma. Sul momento ci è parso l’unico danno invece ieri, quando abbiamo tirato fuori le bici, ci siamo accorti che anche il cerchione era tutto storto.

Lo stato di salute della scarpa faccio a meno di riferirvelo, mi sa che lo immaginate.

La prossima volta prendo un altro taxi, eh?

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